Documento politico in merito al Piano di Riordino Ospedaliero del 26 Agosto 2002


Il Partito della Rifondazione Comunista ha sempre espresso una critica complessiva ai provvedimenti di legge nazionali e regionali indirizzati nel senso della riduzione della spesa pubblica e della privatizzazione della sanità, partoriti negli ultimi anni prima dai governi di centrosinistra ed ora sfruttati per un’ampia offensiva sociale da parte della Casa delle libertà.

Il varo del Piano di Riordino Ospedaliero, dunque, non ci sorprende, ma anzi conferma il disegno globale di smantellamento dello stato sociale preordinatamente studiato a tavolino nelle passate legislature. Il Piano di Fitto e dei suoi accoliti non è altro che il logico corollario politico-amministrativo di quello che viene definito federalismo e che, approvato dal centrosinistra con legge costituzionale, viene ora attuato nei fatti dal centrodestra a partire proprio dalle regioni. Il problema è dunque a monte, e cioè in via principale nell’introduzione dell’autotassazione territoriale per cui ogni amministrazione regionale organizza i servizi ai cittadini, tra cui quello fondamentale all’assistenza sanitaria, sulla base del gettito fiscale della sua popolazione con evidenti sperequazioni tra le regioni più ricche e quelle più povere e con una definitiva teorizzazione del principio di disuguaglianza dei cittadini in contrasto col dettato dell’art.3 della Costituzione. Come se ciò non bastasse, la legge “Turco” di riordino dei servizi sociali prevede ormai l’intervento dello Stato solo per i bisogni che non possono essere soddisfatti dal mercato, dai corpi sociali intermedi, dalla beneficenza pubblica, dalle donne in famiglia, per cui in attuazione di questa legge gli Assessori regionali ai servizi sociali hanno concordato un travaso del 10% delle risorse dal fondo sanitario a quello sociale; vengono così gettate le premesse per il trasferimento delle persone anziane con malattie croniche e mentali dalla sanità (diritto alle cure gratuite a carico del fondo sanitario nazionale) all’assistenza (nessun diritto certo ed esigibile).

Posta questa ineludibile premessa, nell’esaminare il P.R.O. della Giunta di destra pugliese si riscontrano tratti particolarmente aggressivi nei confronti del diritto alla salute con ingenti tagli di posti letto, serrate ad perpetuum di ospedali, attacchi alle professionalità ivi esistenti ed al rapporto fiduciario con i pazienti instauratosi in anni di cura ed assistenza gratuita. Si deve peraltro considerare che in otto anni di governo regionale di centrodestra si sono alternati da un lato munifici incarichi esterni ai “manager” della salute, sperperi di danaro pubblico con miliardi regalati alla Chiesa per l’assunzione di cappellani negli ospedali, appalti truccati e corruzione nelle AUSL; dall’altro tagli alle assunzioni di personale, la reintroduzione dei ticket sui farmaci e sulle ricette che nel 2001 Rifondazione Comunista aveva provveduto ad eliminare con un emendamento alla legge finanziaria. Pertanto, è facile comprendere come con il P.R.O. si sia inferto un grave vulnus ai diritti dei cittadini mediante una gestione politica affarista, immorale e guidata, secondo le ricette liberiste, dal principio del favor privatis. E’ chiaro, infatti, che la riduzione dei posti letto senza avere strutturato un tessuto di ospedalizzazione domiciliare e di emergenza comporta un grave rischio per la vita e la salute delle persone e allo stesso tempo apre la strada alle assicurazioni e alle cliniche private, arrecando un’offesa alla dignità di molti cittadini che, visti i costi della sanità privata, saranno per legge sprovvisti delle tutele garantiti dalla nostra Costituzione con l’Art. 32. Rifondazione Comunista si farà promotrice nelle prossime settimane di tutte le iniziative politiche atte a difendere quello che è un diritto e, in quanto tale, sottratto all’acquisto e alla vendita, e cioè il diritto ad una esistenza dignitosa ed alla sicurezza sociale progressivamente mercificato dai provvedimenti della Giunta regionale. Saremo inoltre impegnati in numerose battaglie sul territorio per difendere non solo l’ospedale di Fasano, ma tutti i presidi della Puglia minacciati da questo smantellamento della sanità pubblica. Ma la nostra iniziativa politica sarà principalmente rivolta a diffondere il concetto essenziale di un generale potenziamento del Sistema Sanitario Pubblico, orientato intorno alla centralità della salute anziché della malattia, a partire dalla prevenzione che deve essere assunta come questione politica generale e non come semplice questione medica, rendendo operativa la destinazione in questa direzione del 5% del Fondo Sanitario.

Non è solo questione di diagnosi precoce, che può essere garantita solo dal servizio pubblico a offerta universale e gratuita, come dimostra il divario del Mezzogiorno – afflitto da croniche carenze strutturali del sistema sanitario pubblico – nella diagnosi tempestiva delle malattie oncologiche e dei tumori femminili, in termini di mortalità evitabile. È anche questione della sicurezza degli alimenti e degli ambienti di vita e di lavoro.

Nel quadro più generale del diritto alle cure sanitarie deve essere definitivamente e positivamente riconosciuto il diritto alle cure sanitarie delle persone non autosufficienti, colpite da malattie croniche, mentali e da malattia di Alzheimer, che non possono essere dimesse dagli ospedali senza garanzia di prosecuzione delle cure a carico del servizio sanitario, attraverso il potenziamento e la diffusione di servizi di assistenza domiciliare e di ospedalizzazione a domicilio, quando ci sono le condizioni e il consenso della persona interessata e della famiglia.

La soddisfazione di questo diritto richiede però di intervenire sul piano dell’organizzazione del sistema sanitario pubblico, per superare le situazioni di precariato, sia del personale infermieristico che medico, potenziando gli organici, affrontando l’emergenza infermieristica e definendo una chiara divisione tra il personale che lavora per il sistema pubblico e quello che sceglie la libera professione.

Fasano, 26 Agosto 2002

Il Consigliere Comunale di Rifondazione Comunista

Avvocato Giorgio Cofano











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