2      Premessa

Il taglio dei trasferimenti e risorse ai Comuni che nella finanziaria del Governo Berlusconi ammonta a 700 milioni di euro, continua a produrre non solo un ridimensionamento qualitativo e quantitativo dei servizi essenziali, ma anche un aumento considerevole della pressione tributaria e tariffaria sui cittadini.

Il Patto di stabilità Interno, peggiora un simile contesto soprattutto per quanto riguarda i Comuni medio-piccoli. L'impegno a supplire alla drastica riduzione dei finanziamenti centrali e ad una generale contrazione della spesa pubblica viene, infatti, perseguito attraverso la riduzione dei costi nella gestione dei servizi pubblici, I'aumento del ricorso al finanziamento tramite prezzi e tariffe dei servizi a domanda individuale, I'inasprimento fiscale a livello locale, la dismissione di immobili pubblici: tutto ciò significa minori servizi e tariffe più alte, privatizzazioni, svendita del patrimonio immobiliare pubblico ed in definitiva la progressiva frantumazione della coesione sociale.

Le politiche di bilancio, il cambiamento del quadro legislativo e normativo di riferimento, hanno prodotto radicali cambiamenti del modo di essere e di operare delle autonomie locali, del loro rapporto con i cittadini, del loro stesso ruolo e funzione costituzionale. Assistiamo così all'aumento di potere di Sindaci e dirigenti, al quasi annullamento del ruolo dei Consigli, alla nascita di organismi di secondo grado (Holding, ...) che senza alcun mandato popolare confiscano ai Comuni funzioni importanti e decisive, al ricorso a forme di gestione esterna dei servizi e a un "no profit" svilito (se inserito in una logica di mercato) per rendere flessibile il rapporto di lavoro e talvolta per garantirsi consenso clientelare, alla privatizzazione dei servizi pubblici locali.

Si vuole così affermare un modello istituzionale funzionale ai processi della globalizzazione, subordinato agli interessi prevalenti del mercato e con caratteri sempre più plebiscitari e di delega, contrario, di conseguenza, a forme di democrazia partecipata e diretto ad eliminare il controllo dei cittadini assunti al ruolo di meri utenti.

Da queste premesse analitiche nasce il presente programma elettorale del Partito della Rifondazione Comunista come base di un lavoro politico sul territorio. Programma che nel contempo si propone di formulare precise indicazioni, in prospettiva amministrativa, comuni per l'intera zona e tese a perseguire una riappropriazione di funzione decisionale e di controllo da parte dei cittadini, a sviluppare e salvaguardare nuovi e acquisiti diritti sociali, ad introiettare nuove istanze culturali, a garantire lavoro non precario ed in ambiti nuovi, e su tutto questo costruire aggregazione politico-sociale, nuova unita, nuove prospettive in funzione di un progetto complessivo di società alternativa.

 

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