|
Il taglio dei trasferimenti e risorse ai Comuni che nella finanziaria del
Governo Berlusconi ammonta a 700 milioni di euro, continua a produrre
non solo un ridimensionamento qualitativo e quantitativo dei servizi
essenziali, ma anche un aumento considerevole della pressione tributaria
e tariffaria sui cittadini. Il Patto di stabilità Interno, peggiora un simile contesto soprattutto
per quanto riguarda i Comuni medio-piccoli. L'impegno a supplire alla
drastica riduzione dei finanziamenti centrali e ad una generale
contrazione della spesa pubblica viene, infatti, perseguito attraverso
la riduzione dei costi nella gestione dei servizi pubblici, I'aumento
del ricorso al finanziamento tramite prezzi e tariffe dei servizi a
domanda individuale, I'inasprimento fiscale a livello locale, la
dismissione di immobili pubblici: tutto ciò significa minori servizi e
tariffe più alte, privatizzazioni, svendita del patrimonio immobiliare
pubblico ed in definitiva la progressiva frantumazione della coesione
sociale. Le politiche di bilancio, il cambiamento del quadro legislativo e
normativo di riferimento, hanno prodotto radicali cambiamenti del modo
di essere e di operare delle autonomie locali, del loro rapporto con i
cittadini, del loro stesso ruolo e funzione costituzionale. Assistiamo
così all'aumento di potere di Sindaci e dirigenti, al quasi
annullamento del ruolo dei Consigli, alla nascita di organismi di
secondo grado (Holding, ...) che senza alcun mandato popolare confiscano
ai Comuni funzioni importanti e decisive, al ricorso a forme di gestione
esterna dei servizi e a un "no profit" svilito (se inserito in
una logica di mercato) per rendere flessibile il rapporto di lavoro e
talvolta per garantirsi consenso clientelare, alla privatizzazione dei
servizi pubblici locali. Si vuole così affermare un modello istituzionale funzionale ai processi
della globalizzazione, subordinato agli interessi prevalenti del mercato
e con caratteri sempre più plebiscitari e di delega, contrario, di
conseguenza, a forme di democrazia partecipata e diretto ad eliminare il
controllo dei cittadini assunti al ruolo di meri utenti. Da queste premesse analitiche nasce il presente programma elettorale del
Partito della Rifondazione Comunista come base di un lavoro politico sul
territorio. Programma che nel contempo si propone di formulare precise
indicazioni, in prospettiva amministrativa, comuni per l'intera zona e
tese a perseguire una riappropriazione di funzione decisionale e di
controllo da parte dei cittadini, a sviluppare e salvaguardare nuovi e
acquisiti diritti sociali, ad introiettare nuove istanze culturali, a
garantire lavoro non precario ed in ambiti nuovi, e su tutto questo
costruire aggregazione politico-sociale, nuova unita, nuove prospettive
in funzione di un progetto complessivo di società alternativa.
|
||