|
L'Italia ripudia la guerra
come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo
di risoluzione delle controversie internazionali. Abbiamo aperto il nostro Programma con la citazione dell'Art. 11 della
Costituzione, ispirata ai valori della Resistenza, in quanto crediamo
che ogni nostra azione non possa prescindere dal rifiuto di ogni tipo di
guerra, ipocritamente umanitaria e non, un rifiuto anzitutto morale
poiché non pensiamo che con i bombardamenti e con l'aggiungere lutti a
lutti, si possano risolvere le controversie tra i popoli del nostro
pianeta. Crediamo ancora infatti che la guerra sia ancora oggi strumento
di conquista e depredazione, scellerato atto di barbarie contro i popoli
e gli Stati più deboli e che sia negazione della politica come essa è
concepita nel nostro dettato costituzionale. Ed è ad esso che in parte
guardiamo oggi per la riaffermazione del ruolo dei Partiti, della
democrazia organizzata nel quadro di una necessaria tensione dialettica
tra le forze sociali antagoniste, per l’affermazione piena del diritto
di sciopero ormai fatto a brandelli a partire dai governi di
centrosinistra e per il ritorno al sistema proporzionale puro come unico
sistema ampiamente democratico nel quadro di una democrazia parlamentare
e rappresentativa. Ed è anche per queste fondamenta che ci sorreggono
che Il Partito della Rifondazione Comunista concepisce il governo di una
realtà locale come un momento chiave per una definizione e rinascita
del concetto di politica come conflitto per l’affermazione di una
alternativa politica e non mera amministrazione in cui perfetti
burocrati si alternano nella cogestione del potere con i ceti dominanti.
Il richiamo alla Costituzione è il richiamo dunque allo spirito della
Resistenza, ma a quella del diretto protagonismo delle masse e degli
scioperi operai e quindi ad una democrazia partecipata a partire dalle
periferie, dai luoghi di lavoro, dalle scuole e perciò anche dalle
realtà comunali.
|
||