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La guerra si è ormai conquistata, anche nel terzo millennio
ed invero senza troppe fatiche, un ruolo di primo piano come mezzo
di risoluzione di qualsivoglia conflitto tra i popoli della terra.
Le minacce di guerra, anche nucleare, costituiscono
il "nerbo" dei discorsi dei Potenti del nostro malandato
pianeta. Più sono potenti e più le loro parole trasudano
odio e violenza in una gara, apparentemente folle, col terrorismo.
I luoghi e gli strumenti giuridici (le costituzioni,
i parlamenti, l'ONU), che le comunità nazionali ed internazionali
si sono date nel tempo per affrontare e risolvere le crisi più
gravi che trasformano i popoli in nemici mortali, rischiano l'eutanasia.
I luoghi e le parole del diritto, costruiti faticosamente dopo le
terribili tragedie del 1914 e del 1939, subiscono torsioni inaudite
e trasmutano sempre più spesso in comodi scendiletto supini
al volere degli stati più forti.
Ma neppure le orribili ferite inferte dai terrorismi
più feroci, non sappiamo (e non sapremo mai) quanto irrazionali
e folli, possono giustificare le grandi, macabre invenzioni della
"guerra preventiva" e della "guerra infinita",
senza confini nel tempo e nello spazio.
Non passa giorno in cui le TV e i giornali non
ci servano la nostra razione quotidiana di "piani di attacco",
"attacchi preventivi", "bombardamenti chirurgici
ma non troppo", "progetti di eliminazione di capi di stato".
La guerra è così diventata, pian piano, una presenza
normale, familiare, ordinaria nella vita di ciascuno di noi.
Bush, quotidianamente impegnato nell'esibire i
suoi ciclopici muscoli all'uranio, poiché "non trova
le prove del disarmo del popolo irakeno" sta per rovesciargli
addosso tonnellate di emblemi della "superiore civiltà
occidentale": le bombe ( che, per quanto intelligenti non distinguono
tra gli anti e i pro Saddam). Bush, insomma, distrugge gli altri
non perché siano colpevoli ma perché non riesce a
convincersi della loro innocenza.
Il diritto, la morale, la semplice logica coerenza
dei fatti nella loro interdipendenza si liquefanno al sole malato
di unaltissima posta in palio. Gli Stati Uniti devono controllare
i territori dellAsia centrale e le relative risorse energetiche
per riconfermare il loro dominio a livello mondiale, contenendo
così la Cina, la Russia e lEuropa.
Agli ordini di Bush scattano, in ossequiosi e servili
signorsì, lInghilterra, lItalia e la Spagna.
Contro l'aberrante scelta della guerra come risposta
al terrorismo non ci sono, però, soltanto le resistenze (a
corrente alternata) di alcuni governi (Germania, Francia); perché
al tavolo del Vincitore è necessario comunque sedersi per
raccogliere quante più briciole è possibile!
Contro la guerra c'è la ferma e straordinaria
opposizione di un movimento senza frontiere e senza confini ideologici
o religiosi: "No alla guerra senza Se e senza Ma, con o senza
la benedizione dell'ONU e dei Parlamenti".
Occorre, allora, dissociarsi dall'orrore di questo
tempo e proporre pubblicamente la DISERZIONE da una banda di ciarlatani
e gabbamondi i quali, in nome di una crociata contro il Male/Terrorismo,
nascondono a malapena sotto le pieghe di un vestito umanitario,
ormai sbrindellato, la loro crudeltà assassina. Questi governanti
stanno mettendo a repentaglio ciò che dovrebbe distinguere
l'essere umano.
Per questi motivi rivolgiamo a voi concittadini,
siate o meno associati, un pressante invito. Di quale lavoro, di
quale salute, di quale piano regolatore discuteremo mai nel nostro
piccolo orto paesano se le bombe pioveranno fuori dalle nostre mura?
Se le truppe italiane partiranno per la guerra nel più totale
disprezzo per lart.11 della Costituzione? Discuteremo forse
di come meglio blindare le nostre ricchezze, il nostro benessere?
Di quanto tagliare i fondi per la salute, per loccupazione,
per le pensioni al fine di aumentare le spese militari, e poter
blindare, così, la ricchezza di pochi e la povertà
dei molti?
L'unità delle forze pacifiste è una
realtà visibile e preziosa anche nei paesi a noi vicini.
Troviamo le forme per esprimere la nostra dissociazione
anche fuori dalle nostre case. Noi ci stiamo provando, in piazza
e altrove.
Fuori dalla Caverna della disperazione, un altro
mondo è possibile.
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