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Lettera aperta ai fasanesi e alle organizzazioni di Fasano

 

Lettera Aperta di Rifondazione Comunista ai Cittadini Fasanesi, alle Associazioni, ai Partiti ed ai Sindacati

Fasano, marzo 2003



La guerra si è ormai conquistata, anche nel terzo millennio ed invero senza troppe fatiche, un ruolo di primo piano come mezzo di risoluzione di qualsivoglia conflitto tra i popoli della terra.

Le minacce di guerra, anche nucleare, costituiscono il "nerbo" dei discorsi dei Potenti del nostro malandato pianeta. Più sono potenti e più le loro parole trasudano odio e violenza in una gara, apparentemente folle, col terrorismo.

I luoghi e gli strumenti giuridici (le costituzioni, i parlamenti, l'ONU), che le comunità nazionali ed internazionali si sono date nel tempo per affrontare e risolvere le crisi più gravi che trasformano i popoli in nemici mortali, rischiano l'eutanasia. I luoghi e le parole del diritto, costruiti faticosamente dopo le terribili tragedie del 1914 e del 1939, subiscono torsioni inaudite e trasmutano sempre più spesso in comodi scendiletto supini al volere degli stati più forti.

Ma neppure le orribili ferite inferte dai terrorismi più feroci, non sappiamo (e non sapremo mai) quanto irrazionali e folli, possono giustificare le grandi, macabre invenzioni della "guerra preventiva" e della "guerra infinita", senza confini nel tempo e nello spazio.

Non passa giorno in cui le TV e i giornali non ci servano la nostra razione quotidiana di "piani di attacco", "attacchi preventivi", "bombardamenti chirurgici ma non troppo", "progetti di eliminazione di capi di stato". La guerra è così diventata, pian piano, una presenza normale, familiare, ordinaria nella vita di ciascuno di noi.

Bush, quotidianamente impegnato nell'esibire i suoi ciclopici muscoli all'uranio, poiché "non trova le prove del disarmo del popolo irakeno" sta per rovesciargli addosso tonnellate di emblemi della "superiore civiltà occidentale": le bombe ( che, per quanto intelligenti non distinguono tra gli anti e i pro Saddam). Bush, insomma, distrugge gli altri non perché siano colpevoli ma perché non riesce a convincersi della loro innocenza.

Il diritto, la morale, la semplice logica coerenza dei fatti nella loro interdipendenza si liquefanno al sole malato di un’altissima posta in palio. Gli Stati Uniti devono controllare i territori dell’Asia centrale e le relative risorse energetiche per riconfermare il loro dominio a livello mondiale, contenendo così la Cina, la Russia e l’Europa.

Agli ordini di Bush scattano, in ossequiosi e servili signorsì, l’Inghilterra, l’Italia e la Spagna.

Contro l'aberrante scelta della guerra come risposta al terrorismo non ci sono, però, soltanto le resistenze (a corrente alternata) di alcuni governi (Germania, Francia); perché al tavolo del Vincitore è necessario comunque sedersi per raccogliere quante più briciole è possibile!

Contro la guerra c'è la ferma e straordinaria opposizione di un movimento senza frontiere e senza confini ideologici o religiosi: "No alla guerra senza Se e senza Ma, con o senza la benedizione dell'ONU e dei Parlamenti".

Occorre, allora, dissociarsi dall'orrore di questo tempo e proporre pubblicamente la DISERZIONE da una banda di ciarlatani e gabbamondi i quali, in nome di una crociata contro il Male/Terrorismo, nascondono a malapena sotto le pieghe di un vestito umanitario, ormai sbrindellato, la loro crudeltà assassina. Questi governanti stanno mettendo a repentaglio ciò che dovrebbe distinguere l'essere umano.

Per questi motivi rivolgiamo a voi concittadini, siate o meno associati, un pressante invito. Di quale lavoro, di quale salute, di quale piano regolatore discuteremo mai nel nostro piccolo orto paesano se le bombe pioveranno fuori dalle nostre mura? Se le truppe italiane partiranno per la guerra nel più totale disprezzo per l’art.11 della Costituzione? Discuteremo forse di come meglio blindare le nostre ricchezze, il nostro benessere? Di quanto tagliare i fondi per la salute, per l’occupazione, per le pensioni al fine di aumentare le spese militari, e poter blindare, così, la ricchezza di pochi e la povertà dei molti?

L'unità delle forze pacifiste è una realtà visibile e preziosa anche nei paesi a noi vicini.

Troviamo le forme per esprimere la nostra dissociazione anche fuori dalle nostre case. Noi ci stiamo provando, in piazza e altrove.

Fuori dalla Caverna della disperazione, un altro mondo è possibile.

 

 

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