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Gli incontri organizzati dal Circolo

 

"Medioriente: guerra o aggressione al popolo Palestinese?"

Venerdì 20 ottobre 2000, ore 19.00
FASANO "Palazzo Pezzola" - Via Fogazzaro

Ospite dell'incontro:
Prof. Antonio Moscato - Docente di "Storia del movimento operaio" presso l’Università di Lecce

 

Mentre la vulgata mediatica intrisa di alta diplomazia diffonde in tutto il mondo la roboante parola guerra riferendosi alla situazione drammatica in Medioriente, in quegli stessi territori si consuma l’ennesimo genocidio “mascherato” artatamente dagli U.S.A. e dalla Gran Bretagna con l’incapacità dell’O.N.U. di prendere decisioni vincolanti ed un riluttante silenzio dell’Europa, interrotto solo da inutili e retorici appelli che dimostrano, ancora una volta, la sua subordinazione non solo economica, ma anche e soprattutto politica allo strapotere americano.

Abbiamo usato la parola genocidio crediamo non in modo inappropriato. Come potremmo, infatti, chiamare la sottomissione di un popolo senza terra, senza il diritto ad utilizzare le proprie risorse, senza il diritto ad un’esistenza dignitosa, sfruttato nel lavoro, privato della libertà e senza il diritto a chiamarsi Stato? Ciò che sta subendo il popolo palestinese è una moderna schiavitù ad opera di una potenza militare ed economica mondiale quale è Israele, arrogante ed irrispettosa della carta dell’O.N.U. e del diritto all’autodeterminazione e che si rifiuta di ammettere gli osservatori dell’O.N.U. e l’istituzione di una commissione di inchiesta internazionale, forse per continuare indisturbata il suo gioco al massacro e per nascondere di nuovo la verità.

La verità che parla dallo sguardo di terrore del piccolo Mohamed pochi attimi prima di essere ucciso dai proiettili israeliani. La verità delle stesse immagini spesso mistificate ci dice inequivocabilmente che non può essere una guerra quella combattuta tra i fucili modernissimi e spietati degli Israeliani e le pietre lanciate dai Palestinesi dalla trincea più avanzata dell’umanità. È una vera e propria aggressione armata. Ed in questo scenario così tragico sembra incomprensibile come il popolo ebraico, immemore delle discriminazioni secolari subite, culminate nell’inferno dell’olocausto, si faccia portatore di un odio razziale e religioso di cui esso stesso è stato ed è vittima da secoli.



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