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Referendum 2005 - Intervista a Dacia Maraini

 

«Difendiamo il diritto di essere madri»

di Maria Zegarelli

ROMA «Questa è una legge che fa indignare soprattutto le donne perché è sulla loro pelle che è stato deciso cosa fare e cosa non fare. Dunque, adesso è ancora più importante battersi per la riuscita del referendum. I diritti vanno difesi sempre, non sono acquisiti una volta per tutte». Dacia Maraini parla al telefono dalla sua casa di Pescasseroli, rifugio dal caos cittadino di Roma, per sei mesi l’anno: è qui che la scrittrice dice di riuscire a concentrarsi meglio che in qualunque altro posto. È convinta che i referendum parzialmente abrogativi della legge 40 abbiano ottime possibilità di raggiungere il quorum «perché gli italiani stanno sempre più avanti dei loro governanti e sanno cosa fare». Come fu con il divorzio e con l’aborto.

Il cardinal Ruini ha rotto gli indugi: ha dato indicazioni chiare ai cattolici e alle istituzioni. Lei cosa ne pensa?
«È un’ingerenza nelle cose dello Stato italiano che dovrebbe essere laico. Almeno, noi pensavamo fosse laico e invece non lo è perché nei momenti cruciali ecco che la Chiesa si impone con la sua potenza mescolando ciò che è spirituale con ciò che è legge».

Per un cattolico adesso è ancora più difficile agire secondo la propria coscienza. La Chiesa non lascia margini...
«I cattolici sono lacerati, perché da una parte vorrebbero ascoltare le parole della Chiesa, ma dall’altra guardano i fatti, la vita. Molto spesso le autorità più in alto danno indicazioni che sono in contraddizione con quanto pensa larga parte dei credenti. Questo poi è un argomento complicato, la legge è difficile da comprendere. Se una persona non l’ha studiata attentamente fa fatica a capire. Tutte queste limitazioni, per esempio, sono difficili da spiegare. Perché tre embrioni e non quattro? Perché l’embrione è persona? Chi l’ha detto, a quanti giorni lo diventa? Nessuno ancora ha risposto chiaramente. Le uniche persone a sapere esattamente di cosa si tratta sono le donne che si sono sottoposte a programmi di fecondazione e sono tantissime. Il grande problema di cui ancora si parla poco è l’aumento della sterilità: ci sono tantissime coppie anche giovani che si rivolgono ai centri per la fecondazione assistita. La grande questione sta diventando questa, non l’aborto, che ormai non è più un problema italiano».

Eppure anche la legge sull’aborto sembra a rischio. O no?
«Certo, il prossimo passo per il centrodestra sarà proprio questo. Se si sostiene, come fa la legge sulla fecondazione, che l’embrione è una persona, l’aborto diventa un assassinio».

In Italia c’è un parlamento formato per la stragrande maggioranza da uomini. E sono loro i più convinti sostenitori di questa legge. Come se ne esce?
«La vera contrapposizione non è tra laici e cattolici nel centrodestra, ma tra uomini e donne, perché all’interno della loro coalizione ci sono tante donne che non sono d’accordo con questa legge, che hanno dubbi, come la ministra Prestigiacomo».

Alle donne cosa dice?
«Difendiamo i nostri diritti perché si fa presto a perdere quelli conquistati con tanti anni di battaglie. Non sono lì per sempre, vanno ribaditi».

Il centrodestra dice no alla fecondazione eterologa. Su questo punto si muovono tutti i tentativi di mediazione. Li ritiene efficaci?
«Se un uomo, all’interno di una coppia, è sterile, come è possibile avere un bambino? Ecco questo è un esempio. Basta parlare con i ginecologi per rendersi conto che la sterilità è un fenomeno in forte aumento. Se una donna è sposata con un uomo sterile non può avere figli, almeno non in Italia. Questo problema se lo sono posto con più senso della realtà in Spagna e in Francia, paesi cattolici, dove oggi si recano le coppie italiane».

Questa sarà una campagna referendaria complicata. L’informazione che ruolo dovrebbe avere?
«Ci vuole chiarezza. Sappiamo che su argomenti come questi non ci sono posizioni univoche neanche tra gli scienziati. Se chiedo quando un embrione diventa un feto ottengo risposte diverse. Per questo la chiarezza, laddove è possibile, diventa indispensabile. Ma credo che quello che si dovrebbe fare durante questi mesi che ci separano dal voto è di ascoltare le donne, perché si ascoltano davvero poco anche per leggi, e questa è una di quelle, che ricadono direttamente sulla loro pelle. Questi signori che hanno deciso i divieti e i limiti, dovrebbero sottoporsi ad un ciclo di cure per la stimolazione ormonale, poi potremmo riparlarne».

 

 

 

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