Caro Nichi, so che ti hanno chiesto
di essere il candidato del centrosinistra nelle elezioni per la
presidenza della tua Regione, quella terra di Puglia che tanto ami
e tanto, da sempre, difendi e rappresenti con tenacia, rigore e
coraggio nel tuo impegno politico e parlamentare, sociale e civile.
So che hai tutti i numeri per diventare un grande presidente di
quella Regione, al di là dei risultati elettorali che pure
- sono certo - premieranno la tua storia e coerenza. Come già
è stato evidente con le tantissime preferenze da te ottenute
nelle scorse consultazioni europee. Ma - se posso permettermi -
sono contento che tu, nonostante quel vasto consenso, non sia andato
come deputato a Strasburgo.
Per quanto l'Europa sia da tempo e in misura sempre
maggiore, uno dei fronti e punti centrali della sfida per costruire
un'Unione più forte e coesa ma anche diversa (un'Europa dei
popoli, dei più deboli, del lavoro, della giustizia sociale,
dei giovani e, ancor prima, della pace e non solo quella della monete
e dei poteri forti; un'Europa motore e soggetto di una globalizzazione
dei diritti e non solo delle economie), so che quel Sud che tanto
ami e conosci ha molto bisogno di quell'attenzione e passione che
ti contraddistingue. La necessità di confrontarsi e incidere
sui processi transnazionali e globali non è per nulla alternativa
al radicamento e valorizzazione del locale, non fa venire meno la
rilevanza e capacità di interazione col singolo territorio.
Anzi, vale sempre di più quella massima del pensiero ecologista
(molto citata ma poco applicata) che sottolinea l'importanza del
pensare globalmente e agire localmente.
La Regione Puglia è un territorio vasto e
centrale per rilanciare e ripensare una politica capace di governare
e non solo di gestire, di progettare e non solo di amministrare,
di innovare senza smarrire culture, radici e identità.
Penso, naturalmente, alle grandi questioni del lavoro
e dell'occupazione, così come a quelle dell'ambiente e dei
servizi sociali e sanitari, delle politiche di sviluppo e di rilancio
industriale, dell'agricoltura e della gestione del territorio.
Ma penso anche a uno dei temi che più ti stanno
a cuore e sul quale spesso abbiamo avuto modo di discutere e collaborare:
la questione delle mafie e dell'impegno per la legalità.
So che il tuo storico impegno in questa direzione, anche di recente,
ti è costato minacce e tentativi di intimidazione. Episodi
che, diversamente, non hanno prodotto altro effetto che quello di
aumentare se possibile la tua determinazione.
Ho riletto in questi giorni una tua riflessione:
«Non si è solo abbassata la guardia: c'è di
più e di peggio: una certa antimafia, fatta di celebrazioni
retoriche e di paladini solitari, fatta di emergenze giudiziarie
e di contrasto militare è giunta davvero al capolinea: oggi
c'è come una cupa vacanza e dunque può tornare in
campo la "zona grigia" e lo spazio della mediazione. E
noi ci sentiamo come i gamberi che camminano all'indietro, invece
di procedere speditamente verso quel tempo nuovo in cui si potrà
mordere la radice economico-finanziaria del potere mafioso, in cui
si potrà contrastare un sistema capillare e organico di alleanze
e di copertura, in cui si avrà voglia di mettere in opera
una radicale bonifica sociale. Oggi purtroppo è di scena
l'antimafia del gambero». E mi pare straordinaria la tua capacità
di leggere e indicare i nodi cruciali, la lungimiranza delle tue
analisi. Questa tua frase è del giugno 2000, ma potrebbe
essere stata scritta ieri per quanto è esatta e puntuale
nel descrivere le necessità che abbiamo davanti e le storture
che ci portiamo dietro.
Qualcuno vorrebbe costringerci tutti al passo del
gambero. Su questo drammatico problema, ma anche su tanti altri,
dove egualmente ti sei sinora speso con dedizione e competenza:
anzitutto quello dei diritti della persona, del rispetto delle diversità.
Anche su questi fronti hai riscosso qualche insulto e minaccia dai
tuoi avversari. Piccoli, per quanto amari, segni di piccoli uomini
che fanno una bassa politica. A dispetto di ciò, il tuo impegno
ti ha conquistato la ben più ampia e significativa stima
e affetto di tantissime persone. Persone anche lontane dalle tue
appartenenze politiche, laiche e cattoliche, di differente orientamento
culturale e collocazione sociale. E questo mi pare indicativo e
prezioso, perché testimonia di quanto vi siano valori e riferimenti
che vanno oltre la stretta appartenenza politica. Ma che, allo stesso
tempo, sanno traversare la politica, facendola diventare contenuto
e non immagine, programma e non solo schieramento, strumento di
cambiamento e non di arroccamento.
Una politica che è, senza retorica, servizio
agli altri. E' quella stessa che anima le tue parole e scelte. Una
politica che sa costruire, garantire con pluralismo ed equilibrio
gli interessi diffusi, i diritti di tutti e il rispetto delle regole
ma, quando serve, anche non stare zitta.
Una politica che, quando è necessario, sa
mettere "il dito nell'occhio", per usare il titolo della
rubrica che per anni hai curato su "Liberazione". Cioè
sa invitare a guardare la realtà anche quando è scomoda,
sa denunciare ingiustizie, limiti ed errori perché solo avendone
consapevolezza si può contribuire a cambiarli e correggerli.
C'è una politica, lo sappiamo, che preferisce
invece chiudere gli occhi, fingere che tutto vada bene, che vorrebbe
non essere "disturbata" dai cittadini, dalla società
civile, da un'informazione libera, pluralista e attenta. E' una
politica di plastica, che si fonda su immagini stereotipate, che
alimenta consumi e falsi bisogni per distogliere dai problemi reali,
che somiglia alla pubblicità perché non sa e non vuole
essere servizio e passione civile.
Il dito nell'occhio che spesso le tue parole e il
tuo impegno hanno saputo essere sono un prezioso contributo al sogno
di un mondo, una società, una politica migliore e diversa.
Un sogno necessario e possibile, che tutti dobbiamo costruire, mattone
dopo mattone, con costanza e umiltà. Un sogno che deve avere
nella strada un proprio segno e riferimento caratterizzante. E non
dimentico che ti ho conosciuto, tanti anni fa, proprio in uno dei
momenti di formazione organizzati dall'Università della strada
del Gruppo Abele. La strada significa appunto attenzione ai più
deboli, significa sporcarsi le mani con la realtà, anche
se dura e scomoda, confrontarsi con le contraddizioni, pur se aspre;
significa mettere al centro la persona, con i suoi limiti e bisogni,
e con i propri insopprimibili diritti.
Un sogno da fare assieme e a occhi aperti. Perché,
come diceva un altro grande amico di quella meravigliosa terra di
Puglia, don Tonino Bello, i sogni diurni si realizzano sempre. Il
mio piccolo sogno e augurio allora è che quella Regione possa
averti quale presidente. Ne hai tutti i numeri. |