Comizio del 9 giugno 2004
Intervento di Stefano
Palmisano (Giuristi Democratici)
Cari compagni, care compagne. Cari cittadini, care
cittadine, sentivo l’altro giorno per televisione una notizia
curiosa: ad un torneo di golf femminile è stata organizzata
una colletta per la ricerca sul cancro. E’ una di quelle notizie
che a prima vista e a primo ascolto possono anche destare simpatia,
sentimenti Deamicisiani.
Se uno si ferma a riflettere soltanto trenta secondi coglie che
c’è qualcosa che non va. Intuisce che la decenza di
uno Stato che affida ai tornei di golf la ricerca sul cancro, la
raccolta dei fondi per la ricerca sul cancro, è una decenza
che non gode –verrebbe da dire per rimanere in tema- grande
salute.
Che cosa accadrebbe mai alla ricerca sul cancro se non si organizzassero
più tornei di golf femminile in questo Paese? Che cosa accadrebbe
mai alla ricerca sulle malattie genetiche se il giorno di Telethon
ci fosse un altro black-out in tutta Italia come quello del settembre
scorso?
Forse non si farebbe più ricerca. Con buona pace di chi il
cancro ce l’ha addosso.
Cosa c’entri tutto questo con queste elezioni immagino che
sia un dato immediatamente percepibile e percepito da chiunque:
noi crediamo che uno Stato che gestisce, che è garante, che
è rappresentante di una società che produce cancro
si debba fare cura della ricerca sul cancro.
Noi crediamo che uno Stato che spesso e volentieri da queste parti
ha portato esso stesso, in prima persona, cancro, debba portare
anche la cura del cancro.
Chi vi parla si occupa per ragioni professionali del petrolchimico
di Brindisi. Quello è uno stabilimento di Stato, quello nasce
come uno stabilimento di Stato. Quanto cancro ha portato a Brindisi
quello stabilimento? Perché mai lo Stato che ha portato nel
meridione in prima persona il cancro deve delegare la ricerca e
la cura del cancro ai giovani, alle persone, alle associazioni che
giocano a golf piuttosto che a football americano?
E’ una elementare questione di decenza dello Stato.
Guardate, compagni e cittadini: sulla partita della sanità
si può capire di che pasta sono fatte le persone che ambiscono
a rappresentare la collettività in una istituzione. Sulla
partita della sanità, sulla cultura della sanità,
si capisce di che cultura sono portatori quelli che vogliono governare
una comunità.
Abbiamo almeno tre culture sulla sanità. La
prima è quella tristemente nota e tragicamente praticata
dal governo delle destre che crede, che fa sì che la salute
sia una merce come le altre, una merce che si vende e si compra
al mercato come qualsiasi altra merce. Le bancarelle spesso e volentieri
però sono gestite da soggetti molto meno dignitosi dei venditori
ambulanti, perché sono baroni che lucrano sulla sofferenza
delle persone ingenti capitali.
La seconda cultura è quella di chi crede e di chi dice che
la gestione della sanità debba essere ispirata a principi
di carità. E’ stato detto in questa piazza, addirittura
da parte di chi sosteneva le ragioni dell’ospedale di Fasano,
e diceva che l’ospedale non si deve chiudere perché
“non è caritatevole”.
Noi abbiamo un’altra cultura della sanità, e si sintetizza
in questa formulazione semplice e immediata: “La Repubblica
tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo
ed interesse della collettività, e garantisce cure gratuite
agli indigenti.” Questo è l’articolo 32 della
nostra Costituzione repubblicana.
Questa è la nostra carta d’identità sulla salute,
sulla politica della sanità. Noi crediamo che ogni persona
abbia dei diritti inalienabili, ma crediamo soprattutto che ogni
persona malata abbia dei diritti inalienabili. A questi diritti
non possono non corrispondere obblighi. A diritti dei cittadini
devono corrispondere obblighi degli amministratori. Obblighi e servizi.
Se questi obblighi non vengono adempiuti, se questi servizi non
vengono forniti, deve scattare un’azione individuale e collettiva
da parte dei cittadini. Deve scattare una forma di responsabilità
da parte degli amministratori che quei cittadini hanno maltrattato.
Altro che carità!
Noi vogliamo cittadini e cittadine in piedi e a testa alta a rivendicare
diritti anche e soprattutto quando sono malati. Non vogliamo questuanti
pezzenti che chiedono la carità anche e soprattutto quando
sono malati!
C’entra tutto questo con queste elezioni, compagne
e compagni, c’entra moltissimo. Perché la Provincia
ha grandi poteri in materia di sanità. Indirettamente, ma
li ha, perché ce li ha in materia di ambiente. E se si realizza
un ambiente più sano, un ambiente meno inquinato, un ambiente
meno cancerogeno, si realizza un miglioramento delle condizioni
sanitarie di vita di una collettività.
Ma c’entra anche per un’altra ragione: perché
–ve l’ha detto lui, ve l’ha detto il “Cavalier
Banana”, una volta tanto prendetelo sul serio- ha detto che
queste elezioni devono essere considerate un plebiscito sulla sua
persona, e quindi anche un plebiscito sulla sua politica. Prendetelo
sul serio perché non è soltanto la macchietta sgrammaticata
che spesso e volentieri ci viene proposta in televisione il nostro
Presidente del Consiglio -con sommo sprezzo del ridicolo. E’
anche colui che nella Finanziaria del 2004 ha stanziato 19.670 euro
di spese militari.
Quanti ospedali si possono costruire con 19.670 euro? Quanta cura
a domicilio si può garantire con quei soldi? Quanta sofferenza
si può lenire?
Conosciamo già le obiezioni che verrebbero a questa affermazione.
Le obiezioni di quelli che conoscono cos’è la politica,
di quelli che ci direbbero che tutta questa è utopia.
A parte il fatto che un grande uomo, mio amico -un prete che veniva
spesso a Fasano, fino a quando è morto nel ’94- diceva
che senza l’utopia probabilmente oggi gli uomini starebbero
ancora a trasportare pietre per costruire le piramidi. Quindi probabilmente
nella storia un minimo di utilità l’utopia l’ha
pure avuta. Ma il punto non è tanto questo.
A chi dice che questi sono ragionamenti utopici io dico che prendo
atto con molto rispetto -soprattutto nei confronti di chi conosce
cos’è la politica- prendo atto di queste obiezioni,
però a me interesserebbe sapere innanzi tutto cosa pensa
di queste argomentazioni chi conosce la sofferenza, chi sa che cos’è
quella coda vergognosa che uno splendido manifesto di Rifondazione
Comunista di due mesi fa ha immortalato davanti all’ospedale
oncologico di Bari. A me interesserebbe sapere cosa pensa quella
gente dell’aumento dell’1,5% delle spese militari nella
Finanziaria del 2004.
C’entra tutto questo con le elezioni, cari
compagni e care compagne. C’entra, perché questi sono
i principi a cui si ispira il programma elettorale di Rifondazione
Comunista. C’entra, perché questi sono i principi a
cui si è ispirato l’operato di Rifondazione Comunista,
in Italia come a Fasano, negli ultimi due anni. Nella società
i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista, in Consiglio
comunale il compagno Giorgio Cofano.
E per piacere, non ci vengano più a dire degli sprovveduti
-veri o falsi che siano- che non ci votano, che non votano questa
lista, che non votano questi candidati perché credono-perché
temono-perché sospettano che siamo, che siano tutti uguali,
no.
Dopo due anni dal momento in cui Rifondazione Comunista a Fasano
è entrata in Consiglio comunale questa menzogna non è
più tollerabile!
Ci dicano che non condividono le battaglie che ha fatto Rifondazione
Comunista in questi due anni. Ci dicano che non condividono la battaglia
per la legalità e contro la criminalità, contro le
criminalità, ci dicano che non condividono la battaglia contro
la lottizzazione selvaggia, contro le speculazioni edilizie, per
un ambiente minimamente meno mercificato, meno privatizzato. Ci
dicano che non condividono la battaglia eroica che il compagno Giorgio
Cofano ha condotto in difesa dell’ospedale di Fasano, in questo
paese.
Ci dicano questo, ma non ci dicano più che siamo tutti uguali!
Questi siamo noi. Questi a Fasano sono i comunisti e le comuniste.
Poi ci sono gli altri. Li vedete sui manifesti. Basta
che usciate da questa piazza e troverete caterve di carta che insudiciano
questo paese fin nei suoi più reconditi meandri. Quelli che
sui manifesti scrivono: “Un solo interesse: Fasano”.
Questo territorio, Fasano. Iniziate a chiedervi quale idea possa
avere dell’interesse di Fasano chi la sporca con manifesti
che ci stanno entrando nelle orecchie da tutte le parti. Ma soprattutto
fatevi una domanda: se questo Sindaco, se questa Giunta avessero
avuto minimamente a cuore gli interessi di Fasano, credete veramente
che avrebbero permesso a quel bellimbusto venuto da Bari due anni
fa di occupare militarmente questa società, questa collettività,
questa piazza e di prenderla ferocemente in giro? Voi credete che
un Sindaco, che una Giunta, che degli assessori che avessero minimamente
a cuore gli interessi di questa città avrebbero permesso
questo scempio di decenza di questa città?
No. Probabilmente non ci credete neanche voi.
Io mi accingo a chiudere, compagne e compagni, con una “chicca”,
diciamo, di costume e fotografica, per rimanere in tema di manifesti.
Ho notato -l’avrete notato tutti- che qualcuno, un candidato,
ha pensato di fare immortalare la sua effigie vicino a quella di
un presunto leader della prima Repubblica (della presunta prima
Repubblica), che non si era propriamente connotato per una moralità
specchiata. Che non aveva fatto propriamente della limpidezza morale
e politica il suo principale cavallo di battaglia -mettiamola così,
eufemisticamente.
Ognuno si fa immortalare vicino ai referenti politici e culturali
nei quali si riconosce, il problema non è questo.
Una puntualizzazione doverosa ritengo di fare. Chi vi parla non
ha mai avuto un rapporto fideistico con la storia del movimento
operaio, con la storia del Partito Comunista, e in particolare con
la storia dei gruppi dirigenti del Partito Comunista. Questo non
toglie che se c’è qualcuno, in questa campagna elettorale,
che ritiene di dover rendere omaggio a chi ha tagliato la scala
mobile nell’84, a chi è morto latitante ad Hammamet,
a chi è stato il protettore di Berlusconi, chi vi parla -e
credo anche i compagni e le compagne del circolo di Rifondazione
Comunista di Fasano- ritengono di dover rendere omaggio a chi ha
portato la sua solidarietà ai cancelli della FIAT nell’80,
agli operai in lotta. A chi ha parlato di questione morale per primo.
A chi ha parlato di diversità comunista.
Se c’è chi ritiene di dover rendere
omaggio a Fasano a Bettino Craxi, io ritengo di dover rendere onore
alla memoria del compagno Enrico Berlinguer, di cui dopodomani ricorre
il XX anniversario della morte. L’uomo della Questione morale,
l’uomo della Diversità comunista. L’uomo che
è morto su un palco di comizio nell’84 a Padova dopo
aver parlato con gli operai di un’azienda in lotta, la Galileo.
Questi sono i comunisti! Quelli sono gli altri!
Questi siamo noi! Quelli sono loro!
Questi sono i nostri candidati, quelli sono i loro candidati!
Basatevi anche e soprattutto su queste immagini,
su questa comparazione, quando andrete a decidere chi portare a
Brindisi, in chi riporre la vostra speranza elettorale, la speranza
di una comunità diversa, di una difesa diversa della vostra
comunità!
Io chiudo, compagni. Chiudo nel dirvi, però che non è
per tutte queste –pur probabilmente valide- ragioni che io
vi chiedo di votare Rifondazione Comunista. Non principalmente per
queste.
Io vi chiedo di votare Rifondazione Comunista
per un’altra questione, per un altro principio, per un'altra
discriminante politica, programmatica, culturale, ormai antropologica:
la discriminante fra la guerra e la pace.
Per fare questo voglio citare per esteso le parole di un grande
giornalista, di un grande uomo, un combattente per la libertà
e la giustizia sociale. Di un comunista. Si chiamava Luigi Pintor.
Il 24 aprile del 2003, nel suo ultimo articolo di fondo apparso
sul Manifesto, in quello che sarebbe diventato il suo testamento
politico e umano, scriveva questo: «Anche la pace e la convivenza
civile, nostre bandiere, non possono essere un’opzione fra
le altre, ma un principio assoluto che implica una concezione del
mondo e dell’esistenza quotidiana. Non una bandiera e un’idealità,
ma una pratica di vita. Se la parte di umanità oggi dominante
tornasse allo stato di natura con tutte le sue protesi moderne,
farebbe dell’uccisione e della soggezione di sé e dell’altro
la regola e la leva della storia. Noi dobbiamo abolire ogni contiguità
con questo versante inconciliabile».
Io, cari compagni e care compagne, credo certamente che non basti
un voto per creare una pratica di vita di pace. Però credo
che non sia possibile creare una pratica politica di pace e contro
la guerra se si vota chi in qualunque modo, in qualunque occasione,
in qualunque tempo, ha avuto un cedimento di tolleranza o di compromissione
nei confronti di una cultura e di una pratica di guerra. Rifondazione
Comunista da quando è nata nel 1991 ha sempre limpidamente,
coerentemente, coraggiosamente praticato una cultura e una politica
contro la guerra. Una cultura e una politica di pace.
E’ per questa ragione che io vi chiedo di votare Comunista.
E’ per questa ragione che io vi chiedo di votare Rifondazione. |