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Comunicato Stampa per le Amministrative 2002

 

Documento Politico per le Elezioni Amministrative 2002

Fasano, novembre 2001



Siamo ben consapevoli del fatto che il Consiglio Comunale di Fasano non ha affossato la Giunta De Carolis sulle questioni della legalità democratica o dell’ambiente, come sarebbe stato, a nostro avviso, doveroso.

Forse “la trama” che ha causato la caduta della Giunta e lo scioglimento del Consiglio Comunale sarà in “perfetto stile mafioso”, come sostiene il partito dell’ex sindaco. Possiamo dire, allora, che quello stile ben s’intona ai colori, opachi e scuri dell’omertà o dell’omissione, indossati dalla giunta di centrosinistra, sorda per cultura o bugiarda di natura, per attraversare, indenne tutti i fenomeni di degenerazione sociale e di rottura della legalità che stanno letteralmente dissolvendo il tessuto democratico della nostra comunità.

Il negazionismo dell’accumulazione illegale, come elemento caratterizzante dell’economia fasanese, infatti, ha rappresentato l’abito con il quale tutti i partiti del centrosinistra hanno sfilato, pure pavoneggiandosi, lungo tutti questi anni.

Né l’Operazione Primavera, né i fuochi fatui della criminalità, comodamente seduti tra i banchi della maggioranza del Consiglio Comunale, hanno inferto una sola piega a quell’abito.

È, per noi, del tutto irrilevante appurare se nel teatrino della politica locale, a livello istituzionale, abbiano recitato le controfigure dei poteri forti e sporchi o anime deboli e vigliacche, orbe non solo della vista ma anche del senso morale.

Il risultato non cambia ed è un territorio fracassato dove l’Emmezeta, ovvero il monumento alla storia di pochi padroni per tanti figliocci si staglia su lame millenarie e un campo da golf (pagato con i soldi dello Stato), si sdraia leggiadramente sopra un sito archeologico e, sempre più avido, ingoia palmo su palmo la nostra terra e tra non molto lottizzerà anche in riva al mare.

Queste storie e misfatti, li abbiamo raccontati con rabbia e ostinazione, ma in perfetta solitudine. Ci siamo appellati agli uomini liberi e giusti di Fasano per ripristinare un tessuto democratico. Adesso è di nuovo tempo di zuffe sulle candidature, è il tempo del lessico intriso di promesse e impegni altisonanti.

Si offrono piccole esche per piccoli pesci, grandi esche per grandi pesci. La corsa ad abboccare può partire. In quanti sapranno girare la testa dal lato opposto mantenendo la rotta della propria integrità morale? Ci auguriamo molti.

Saremo chiamati a scegliere i nostri rappresentanti sulle grandi questioni della politica economica, della sanità, della scuola, della guerra, della pace, del lavoro, della democrazia. Per questi motivi potrebbe essere più semplice il raggiungimento di un accordo tra forze politiche anche molto diverse e distanti sul piano programmatico nazionale.

Non è, però, cosa di poco conto il destino del nostro territorio, pur sterilizzato dalle scelte di grado superiore. Anche le decisioni o omissioni del governo locale, infatti, possono segnare in modo irreversibile nel corpo, nel volto e nell’animo il nostro fazzoletto di terra, la nostra comunità; una degradazione estetica ed etica.

Per questi motivi la tattica elettorale ispirata al principio del presunto “meno peggio” non può essere perseguita “a prescindere”. A prescindere da chi si ripropone alla guida del paese dopo averlo, a nostro avviso, deformato e ridotto a brandelli. Nessun atto di dolore, invero, nessuna pubblica confessione dei propri peccati - atti peraltro altamente improbabili - sarebbe in grado di restituire dignità politica a simili personaggi.

Liberiamo subito il campo, dunque, da ogni equivoco e dubbio. Rifondazione Comunista non è interessata ad esercitarsi in estenuanti balletti propedeutici al parto della santa coalizione e del nobile condottiero che dovrebbe guidare alla vittoria con le destre.

Nessun accordo, nessuna interlocuzione è possibile con i partiti di centrosinistra, fermi restando i loro gruppi dirigenti, i quali hanno ostentatamente vilipeso la grammatica della legalità nel nostro territorio.

Non vorremmo essere fraintesi. Non fantastichiamo, né ci riferiamo a un’improbabile legalità o moralità comunista. Trattasi, invero, del patto sociale esistente al rispetto del quale siamo tutti tenuti.

Non c’è bisogno, poi, d’essere comunisti per strabuzzare gli occhi fissando l’illegale insediamento proprietario e di certo non bracciantile della zona agricola, la putrescenza di quell’area che si osa ancora definire “industriale”, figlia dell’accordo tra politica e ceto speculatore, la devastazione della collina e lo sperpero di centinaia di milioni nei progetti delle gravine.

Se la situazione è quella descritta è fondamentale la promozione di una resistenza contro il modello culturale della criminalità, modello vincente e sempre più pervasivo. Per combatterlo, però, occorre riconoscerne l’esistenza e la profondità delle radici messe.

Rifondazione Comunista ritiene che esistano forze sociali e cittadini desiderosi di uscire dalla notte indecente di una politica morta e distante, di una Politica degli affari. Con queste forze sociali, con questi soggetti la collaborazione è auspicabile e doverosa.