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Siamo ben consapevoli del fatto che il Consiglio Comunale di Fasano
non ha affossato la Giunta De Carolis sulle questioni della legalità
democratica o dellambiente, come sarebbe stato, a nostro avviso,
doveroso.
Forse la trama che ha causato la caduta
della Giunta e lo scioglimento del Consiglio Comunale sarà
in perfetto stile mafioso, come sostiene il partito
dellex sindaco. Possiamo dire, allora, che quello stile ben
sintona ai colori, opachi e scuri dellomertà
o dellomissione, indossati dalla giunta di centrosinistra,
sorda per cultura o bugiarda di natura, per attraversare, indenne
tutti i fenomeni di degenerazione sociale e di rottura della legalità
che stanno letteralmente dissolvendo il tessuto democratico della
nostra comunità.
Il negazionismo dellaccumulazione illegale,
come elemento caratterizzante delleconomia fasanese, infatti,
ha rappresentato labito con il quale tutti i partiti del centrosinistra
hanno sfilato, pure pavoneggiandosi, lungo tutti questi anni.
Né lOperazione Primavera, né
i fuochi fatui della criminalità, comodamente seduti tra
i banchi della maggioranza del Consiglio Comunale, hanno inferto
una sola piega a quellabito.
È, per noi, del tutto irrilevante appurare
se nel teatrino della politica locale, a livello istituzionale,
abbiano recitato le controfigure dei poteri forti e sporchi o anime
deboli e vigliacche, orbe non solo della vista ma anche del senso
morale.
Il risultato non cambia ed è un territorio
fracassato dove lEmmezeta, ovvero il monumento alla storia
di pochi padroni per tanti figliocci si staglia su lame millenarie
e un campo da golf (pagato con i soldi dello Stato), si sdraia leggiadramente
sopra un sito archeologico e, sempre più avido, ingoia palmo
su palmo la nostra terra e tra non molto lottizzerà anche
in riva al mare.
Queste storie e misfatti, li abbiamo raccontati
con rabbia e ostinazione, ma in perfetta solitudine. Ci siamo appellati
agli uomini liberi e giusti di Fasano per ripristinare un tessuto
democratico. Adesso è di nuovo tempo di zuffe sulle candidature,
è il tempo del lessico intriso di promesse e impegni altisonanti.
Si offrono piccole esche per piccoli pesci, grandi
esche per grandi pesci. La corsa ad abboccare può partire.
In quanti sapranno girare la testa dal lato opposto mantenendo la
rotta della propria integrità morale? Ci auguriamo molti.
Saremo chiamati a scegliere i nostri rappresentanti
sulle grandi questioni della politica economica, della sanità,
della scuola, della guerra, della pace, del lavoro, della democrazia.
Per questi motivi potrebbe essere più semplice il raggiungimento
di un accordo tra forze politiche anche molto diverse e distanti
sul piano programmatico nazionale.
Non è, però, cosa di poco conto il
destino del nostro territorio, pur sterilizzato dalle scelte di
grado superiore. Anche le decisioni o omissioni del governo locale,
infatti, possono segnare in modo irreversibile nel corpo, nel volto
e nellanimo il nostro fazzoletto di terra, la nostra comunità;
una degradazione estetica ed etica.
Per questi motivi la tattica elettorale ispirata
al principio del presunto meno peggio non può
essere perseguita a prescindere. A prescindere da chi
si ripropone alla guida del paese dopo averlo, a nostro avviso,
deformato e ridotto a brandelli. Nessun atto di dolore, invero,
nessuna pubblica confessione dei propri peccati - atti peraltro
altamente improbabili - sarebbe in grado di restituire dignità
politica a simili personaggi.
Liberiamo subito il campo, dunque, da ogni equivoco
e dubbio. Rifondazione Comunista non è interessata ad esercitarsi
in estenuanti balletti propedeutici al parto della santa coalizione
e del nobile condottiero che dovrebbe guidare alla vittoria con
le destre.
Nessun accordo, nessuna interlocuzione è
possibile con i partiti di centrosinistra, fermi restando i loro
gruppi dirigenti, i quali hanno ostentatamente vilipeso la grammatica
della legalità nel nostro territorio.
Non vorremmo essere fraintesi. Non fantastichiamo,
né ci riferiamo a unimprobabile legalità o moralità
comunista. Trattasi, invero, del patto sociale esistente al rispetto
del quale siamo tutti tenuti.
Non cè bisogno, poi, dessere
comunisti per strabuzzare gli occhi fissando lillegale insediamento
proprietario e di certo non bracciantile della zona agricola, la
putrescenza di quellarea che si osa ancora definire industriale,
figlia dellaccordo tra politica e ceto speculatore, la devastazione
della collina e lo sperpero di centinaia di milioni nei progetti
delle gravine.
Se la situazione è quella descritta è
fondamentale la promozione di una resistenza contro il modello culturale
della criminalità, modello vincente e sempre più pervasivo.
Per combatterlo, però, occorre riconoscerne lesistenza
e la profondità delle radici messe.
Rifondazione Comunista ritiene che esistano forze
sociali e cittadini desiderosi di uscire dalla notte indecente di
una politica morta e distante, di una Politica degli affari. Con
queste forze sociali, con questi soggetti la collaborazione è
auspicabile e doverosa.
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